Recensioni amatoriali di un cine-bulimico
Questo blog chiude a tempo indeterminato.
E' da Novembre ormai che non scrivo più per vari motivi (mancanza di voglia, esami a valanga, cazzi vari...). Forse un giorno mi ci rimetterò.
Comununque il blog rimane, anche se non lo aggiorno.
Ciao.
USA 2006, di David R. Ellis
"Turn this big motherfucker left!"
Quale può essere un buon motivo per vedere un film che si chiama "Serpenti su un aereo"? Cosa può esseerci di più stupido e demenziale? Ben poco. Ecco le ragioni principali che mi hanno spinto a vederlo. Ah, oltre a Samuel L. Jackson che grida "I have had it width these motherfucking snakes on this motherfucking plane!", naturalmente.
Insomma, di film su sciagure aeree se ne sono visti tanti, mancava solo di piazzarci su un mucchio di serpenti velenosi per trovare qualcosa di veramente nuovo. Buon per il regista che non si prende troppo sul serio, indugiando spesso e volentieri su particolari trash tipo il serpente che esce dal cesso e morde il pisello di un povero passaggero. E poi serpenti in bocca, serpenti negli occhi, serpenti sulle tette, serpenti che vengono giù dal cassetto delle maschere, serpenti fatti di crack (quasi letteralmente). Serpenti ovunque, soggettive dei serpenti.
Da buon film trash (eco-horror?) che si rispetti parte presentando i vari personaggi importanti della storia, facendogli dire le solite frasi che contrastano sottilmente con il titolo:
"Sarà un bel viaggio". Snakes on a plane.
"Ci divertiremo!". Snakes on a plane.
"Arriveremo tutti vivi". Snakes on a plane.
"Figurati se ci sono dei serpenti su un aereo!". Snakes on a plane.
E gli spettatori se la ridono. O forse se la piangono. Comunque sia si aspettano la carnazza e puntualmente arriva col primo amplesso nel bagno con annesso spinello (il che equivale ad una condanna a morte nei film ammerigani). E poi fiotti di serpenti che schizzano come molle e fanno buchi più grossi di un fucile a pallettoni. Si ride parecchio. Soprattutto per le frasi insensate. Mitici i colleghi dell'FBI di Jackson che si trovano a terra per aiutarli: "C'è solo un uomo che può radunare tanti serpenti!". Ma dai!
Che sia voluto o no (ma voglio pensare di sì), l'effetto comico è ben riuscito. Come action film fa pietà, ma il voto trash è parecchio alto (il collega di Jackson che muore con un drammaticissimo "addio!"... da Oscar).
Voto: 
USA 1980, di Sean S. Cunningham
Non c'era giorno migliore di questo per scrivere qualcosa sull'ennesimo capitolo del mio percorso di recupero di classici dell'orrore mancati (dopo aver scritto la tesi su un film di genere, non posso esimermi). Quindi eccomi a parlare del primo capitolo di una delle più lunghe saghe cinematografiche dell'horror, che batte persino i lunghissimi "Nightmare" e "Halloween". Non avendone mai visto nemmeno uno (da piccolo ero molto fifone), comincio necessariamente dal primo.
La storia del Crystal Lake e del bambino che vi affogò dando origine all'immortale serial killer Jason è nota ai più. Meno risaputo è che nel primo film l'assassino non è lui, bensì la madre, impazzita per la perdita dell'adorato figlio (tanto che in "Scream" Drew Barrymore si fa ingannare sulla domanda "chi è l'assassino di VEnerdì 13"). Tutto sommato il film si riduce ad una serie di adolescenti ingrifati che vengono sapientemente scotennati al momento giusto (e giusto sta per prevedibile). Ma è proprio su questo che punta il regista che, pur prendendo spunto parecchio dall'"Halloween" di Carpenter (con tanto di soggettiva iniziale), non punta che allo scopo di fornire ai teen ager dell'epoca quello che desideravano: sangue e sesso (e merda, qualcuno aggiungerà anni dopo creando qualcosa di molto pulp, pure troppo). Et voilà, botteghini sbancati da un film indipendente (che però il furbacchione di Cunningham era riuscito a rifilare nientemeno che alla Paramount!), miliardi di sequel e di imitatori. Il genere è servito.
A prescindere dalla non eccelsa qualità del prodotto, è chiaro che esso ha fatto comunque scuola. E almeno in una scena si eleva a grandi livelli: il colpo di scena finale (tutti se lo aspettano, ma quando arriva si fa ancora un buon salto sulla sedia).
Voto: 
USA 2006, di Kevin Smith
"Perdonami Gesù!!!"
Se qualcuno mi venisse a raccontare che guarda un film di Kevin Smith per ricercare una struttura narrativa solida, una regia particolarmente raffinata o una messa in scena ricercata, onestamente lo considererei in mala fede. Non ci crederei. Perchè non è per questi motivi che si guarda un film con Jay e Silent Bob, anche se si tratta del seguito di un film indipendente e moderatamente sperimentale come "Clerks" (il quale è ovvio, non può essere replicato ora che il regista sguazza nello star system). Un film di Kevin Smith si guarda per farsi due risate con la scatologia più sordida, l'omofobia più spinta e, in generale, le porcate più esagerate che si possano pensare (non per nulla un personaggio vomiterà al solo sentire uno degli sproloqui di Randall). Quindi gli argomenti sono il "lingua-culo", l'amore interspecie (donna-asino nella fattispecie), la cacca in bocca e altre schifezze varie. Non si scampa e, se vedete questo film, ammettetelo, è quello che vi aspettate.
Ci stupiamo sempre come possano i bambini ridere con la parola "cacca", spesso dimenticando che la comicità più elementare è spesso la più efficace se ben usata, e la cacca e il sesso sono decisamente gli argomenti più devastanti. Ma la bravura di Smith (che ha anche scritto il soggetto) è quella di forzare senza creare disgusto, perchè i dialoghi risultano talmente depravati da non causare nemmeno il voltastomaco: fanno ridere e basta. E per questo che "Clerks II" fa ridere e "Hot Movie" fa schifo. Anche parlando della cacca si può fare la differenza. Smith ci riesce. Non è un capolavoro, non è un film memorabile, non è "Clerks", ma si ride fino alle lacrime. E ci si sente profondamente stupidi. Ma vabbè.
La frase citata in esergo è decisamente il momento più spassoso del film, una perla. Ma non anticipo nulla perchè non riuscirei nemmeno a descirvere una cosa così schifosa.
Voto:
USA 2006, di Peyton Reed
Non ce la faccio, non ce la faccio. Vorrei solo lasciare un enorme buco nero al posto della mia opinione su questo film, solo per via di quel titolo lì, quell'aborto. Perchè bisogna levare dignità ad un film con un titolo così? Perchè chi si occupa di queste cose non viene allo scoperto per ricevere la giusta dose di vendetta divina?
Vabbè, ma è pur sempre un discorso a parte rispetto al film, che merita, se non altro, di essere distinto dagli orrori di cui sono responsabili gli adattatori italiani. Perciò mi occuperò degli orrori dei produttori americani. "The Break up!" (perchè questo è il titolo originale) è un film abbastanza anonimo, senza molta personalità, abbastanza schierato dalla parte della donna nella coppia (anche se poi cerca di riequilibrarsi, ma per 3/4 del film non si può proprio parteggiare per l'insulso Vaughn). Non che ci siano passi falsi, grossi errrori, brutture di vario genere. E' un film neutro che difficilmente riscuoterà entusiasmi o stroncature.
E' un film per coppiette dove le ragazze possono portare i partner per farli redimere (nel caso fossero colpevoli delle stesse debolezze di Vince Vaughn). Si ride pochissimo, ma è più "sentimentale" che "commedia". Personalmente mi sono annoiato di brutto.
Voto:
USA 1987, di Clive Barker
Durante il mio cammino "tappabuchi", attraverso il quale devo colmare tutte le mie lacune di cinema horror, mi sono imbattuto in uno dei classici, spesso non citato, ma ben presente nell'universo di conoscenze degli appassionati.
"Hellraiser" è uno dei rari casi in cui l'autore del libro è anche il regista della trasposizione: Clive Barker. Non ci dovrebbero dunque essere problemi di fedeltà. L'idea è buona (un uomo cerca di ritornare alla realtà sfuggendo ad una dimensione in cui il dolore è l'unica via per il piacere estremo; ma il suo corpo si può ricostruire pian piano solo sbranando delle vittime che la donna che lo amava quando era in vita gli procura), ma la resa scenica è il punto forte, basata sulla ripugnanza del corpo di Frank che lentamente si ricostruisce ( ripugnanza fisica), e dell'abisso di depravazione in cui cade la sua complice, spinta da una sorta di torbido amore per cui è disposta a tutto (ripugnanza psicologica). Nel mezzo un povero cristo (il fratello di Frank), la setta dei cenobiti (gli abitanti dell'altra dimensione) e una serie di scene da incubo di difficile interpretazione (il mostro del corridoio ad esempio).
Molto bello, molto disturbante.
Voto:
USA 2006, di Gore Verbinski
Si tratta di un film che inevitabilmente si rivela inferiore al primo. Perchè è meno fresco, più scontato e perchè punta sull'esagerazione e, a tratti, l'esasperazione di ciò che di buono si era fatto nel primo episodio. Che era quasi tutto, per un film d'azione, spettacolare e divertente. Il fatto che ci si sarebbe costruita sopra una saga era scontato come la storpiatura del titolo originale ("Pirates of the Caribbean - Dead man's chest"). Gli incassi paiono dare ragione al solito Bruckheimer, ma in realtà il Forziere fantasma ha parecchie debolezze, a partire dal finale tronco, che ha troppo il sapore di fregatura commerciale (cosa costa fare uno straccio di finale, anche se provvisorio?).
Però bisogna dire che alcune scene sono davvero ben costruite, come il triplo combattimento sulla ruota. Non mancano i continui riferimenti all'ambientazione costruita dal prequel, come la scimmia non morta, il cane con le chiavi e l'inevitabile ritorno di alcuni personaggi di contorno (oltre che di uno che pare si crei uno spazio tutto suo, forse determinante, vedremo; e non mi riferisco a Barbossa). Non mi lagno della lunghezza perchè alla fine si trascorrono 2 ore e un quarto abbastanza rapide. Ottimo il solito Depp, sempre più legnoso e fastidioso Bloom, molto sacrificata la Knightley.
Voto: 
USA 2006, di Aaron Seltzer
Come si fa a concepire un film del genere? Il demenziale parodico era uno dei miei generi preferiti, finchè era popolato da grandi maestri come Leslie Nielsen o Charlie Sheen (non a caso riesumati per risollevare gli ultimi "Scary Movie"). Ma ormai siamo alla frutta. Non se ne può più di battute sulla pipì e la popò senza una trama, nemmeno di contorno, siamo così stupidi? Ok, alcune scene sono talmente esagerate che ridi per forza, forse per non piangere, o per non vomitare (vedi il gatto che caga, o la scena della partita a basket con i peli). In questi casi cerco sempre di salvare il salvabile, ma qui è dura. Ci provo: la mia battuta preferita è quella su Britney Spears, che è abbastanza ben fatta (la protagonista legge la mente delle persone tipo Mel Gibson e, mentre la Spears pensa: "ma che ho fatto? ho sposato un ballerino morto di fame!", il marito pensa: "PORCAPUTTANA, ho sposato Britney Spears!!! Sono ricco!!").
Cmq c'è da rispolverare grandi classici della parodia demenziale come "Fatal Instinct" o "Palle in Canna".
Voto:
USA 2006, di Alexandre Aja
Purtroppo, pur avendoci provato non sono riuscito a procurarmi l'originale di Craven (sul di lui Scream ho appena finito di scrivere la tesi). Quindi dovrò parlare del remake senza avere un metro di paragone, se non il panorama attuale dell'horror contemporaneo. Direi che il film è apprezzabile, senza infamia nè, lode. Ci si diverte, se non si conosce l'originale si fanno le solite scommesse su chi sopravviverà, si vede parecchio sangue, dei simpatici mutanti cannibali, qualche venatura di anti patriottismo americano.
Ok, si vede che non ho voglia di scrivere nulla. Ma quando un film si attesta su questo livello estremamente medio di gradimento non mi va di parlarne. Non memorabile, di sicuro. Ma c'è di molto peggio in giro, vedi il post precedente.
Voto: 